Indians Today

•5 ottobre 2009 • Lascia un commento

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Dall’articolo di “La Stampa.it” del 3 febbraio leggiamo:
Un summit annuale alla Casa Bianca con i capi delle tribù pellerossa degli Stati Uniti al fine di rispettare la loro «sovranità»: a questa proposta il candidato democratico Barack Obama affida la scommessa di conquistare i cuori e le menti di oltre un milione di indiani-americani residenti in ben 12 dei 22 Stati. Il senatore dell’Illinois è sbarcato ad Albuquerque, in New Mexico, per incontrare alcuni leader di tribù che vivono nelle riserve create oltre un secolo fa: accolto con calore nella cornice di una cerimonia disseminata di simboli pellerossa, Obama ha spiegato che il suo programma di «aiuti alla classe media» è destinato a favorire economicamente le famiglie più deboli del Paese, fra le quali si contano numerosi componenti delle tribù pellerossa. «Bisogna impegnare il governo nella lotta alla povertà, all’emarginazione ed alla dipendenza dal bere», ha detto. Per testimoniare la volontà di tenere la sorte dei pellerossa «in cima alla mia agenda di presidente», Obama ha così annunciato un duplice impegno: nominare un «consigliere a tempo pieno per le questioni degli indiani-americani» che lavorerà nel team della Casa Bianca come anche «organizzare ogni anno un summit con i leader di tutte le tribù». Sarà questo summit a segnare il formale riconoscimento di una «sovranità» che i Trattati di pace siglati al termine delle guerre indiane prevedono sulla carta. A questo bisogna aggiungere la volontà di Obama di destinare fondi pubblici per garantire la copertura sanitaria, investire nella costruzione di scuole e per il rafforzamento di tribunali e polizia che operano nelle comunità, così come il «cambiamento dei regolamenti» che al momento impediscono ai pellerossa di proteggere i propri territori dalle speculazioni edilizie.
La raffica di impegni ha trovato il favore delle comunità pellerossa del New Mexico, il cui maggiore quotidiano ha espresso pubblico sostegno alla candidatura di Obama. Ciò che più ha pesato nella scelta di Indian Country è quanto Obama ha detto nell’assicurare che «da presidente garantirò la tutela dei luoghi sacri e delle tradizioni culturali degli indiani americani». Nell’opera di corteggiamento dei pellerossa Obama ha al fianco Tom Daschle, ex capo dei senatori democratici a Capitol Hill e già rappresentante a Washington per 26 anni delle istanze di sette riserve indiane in South Dakota. Sul fronte opposto tuttavia anche Hillary ha importanti carte in mano fra gli indiani americani grazie alle dichiarazioni di sostegno ricevute da Joe Shirley, presidente della nazione Navajo.
Che siano ennesime promesse patinate da campagna elettorale?
Questo solo il tempo potrà indicarlo….solo una nota ai redattori dell’articolo, che ringraziamo, quanto meno per essersi occupati dell’impegno futuro dei candidati alle primarie USA Obama e Clinton nei confronti dei Nativi Americani:
non sarebbe l’ora di smetterla di chiamarli “pellerossa”?

The Tribe…

•7 settembre 2009 • Lascia un commento

Apache

Sono popoli dell’area Sud-Ovest (Nuovo Messico e Arizona), di lingua athapaskan. L’origine del nome è dubbia e di varie origini, ma essi chiamavano se stessi “Tinne-ah” (oppureTinneh) che significa “Il Popolo”. Giunsero in questa regione, dal Canada nordoccidentale e dall’Alaska; condussero una vita nomade con dimore temporanee.

Si dividono in gruppi formati da famiglie matriarcali estese, fino a formare bande che è il massimo livello di organizzazione politica.; ogni gruppo si considerava una nazione.

Esitono due grandi gruppi geografici: quello orientale e quello occidentale. Quello orientale era composto dai Mescalero, Chiricahua, Jicarilla ed altri. Quello occidentale dai Fort Apache, Carrizo, Aravaipa, White Mountain, ecc.

Gli Apache, conosciuti anche come Navajo (o Navaho), vivevano principalmente di caccia e agricoltura; impararono l’utilizzo del cavallo, purtroppo per compiere razzie, creandosi una reputazione di spietati. Comunque non erano razzie di morte, ma solo per accumulare cibi e cavalli da portare alle famiglie…il tutto allo scopo di acquistare importanza all’interno della famiglia, dove il ruolo predominante lo avevano le donne. Essi non erano guerrieri, anzi erano maestri nell’evitare scontri con il nemico. Questo fino a che i bianchi non li hanno invasi, confinandoli nelle riserve.

Tappa fondamentale della loro disfatta fu Apache Pass.

Cheyenne

Il nome forse deriva dal termine “Sha-hi’-ye-na” che in lingua Lakota significa “Popolo che parla una lingua strana”. Loro invece preferivano chiamarsi “Dzi’tsiis-tas”, cioè “La Gente che è Uguale”.

Di lingua algonchina, agricoltori ed artigiani, un tempo vivevano nella zona dei Grandi Laghi (Minnesota), ma si dovettero spostare verso le Pianure in seguito alla pressione dei Lakota e degli Ojibway. Vivenano nei Wigwam, capanne fatte di pali piantai nel terreno e incurvati alle sommità e legati fra loro, ricoperte con erba secca e fango e rivestite dicon corteccia e canne intrecciate. In estate, durante il periodo della caccia, invece conducevano vita da nomadi e le loro abitazioni erano delle semplici tende ricoperte di pelli e trasportate dai cani, animali molto vicini a questa popolazione.

Agli inizi del secolo scorso, dopo altri trasferimenti ancora più ad occidente, conobbero il cavallo. E’ così cambiata radicalmente la loro organizzazione socio-economica; divennero nomadi delle Pianure e sopravvivevano con la caccia al bisonte, vivendo nei tipici Tepee (le classiche tende coniche). Divennero degli eccellenti cavalieri.

Essi si dividevano in due gruppi principali: i Cheyenne settentrionali, influenzati dai costumi e lingua dei Sioux, e quelli meridionali, confinanti con gli Arapaho.

Vennero massacrati nella battaglia di Sand Creek.

Cherokee

Gruppo della famiglia linguistica irochese e di area culturale sudorientale. I cherokee ebbero un ruolo importante nell’America coloniale e nella storia degli Stati Uniti e restano uno dei maggiori gruppi indigeni del paese.

Emigrati dal Texas e dal Messico si spostarono a nord, nella regione dei Grandi Laghi, dove vennero respinti dagli Irochesi e dai Delaware. Si spostarono così definitivamente in una regione che comprendeva gli attuali stati della Georgia, Alabama, N. e S. Carolina, Tennessee.

Furono alleati degli inglesi, prima contro i francesi nella lotta per il controllo dell’America settentrionale e poi contro i coloni nella guerra d’indipendenza americana. Negoziarono la pace con gli Stati Uniti in una serie di trattati che riconobbero la loro sovranità su parte delle loro terre.

Istituirono un sistema di governo modellato su quello americano, si dotarono di una costituzione e si proclamarono Nazione, ma la scoperta di giacimenti d’oro nei loro territori costrinse anch’essi ad emigrare (forzatamente) nelle riserve.

Erano anch’essi agricoltori e cacciatori.

Creek

Gruppo appartenente alla famiglia linguistica muscoghiana. Nel XVII secolo, i Creek costituivano il gruppo dominante di una confederazione di tribù stanziate in gran parte dell’Alabama e della Georgia, che raggiunse anche i 30.000 membri e rappresentava, dopo i Cherokee, il raggruppamento più importante a sud di New York.

Un ramo della popolazione era rappresentato in Florida dai Seminole. Durante la guerra d’Indipendenza americana, essi appoggiarono gli inglesi. Dovettero cedere numerose terre agli Stati Uniti e nel 1828 vennero messi nelle riserve del Territorio Indiano. Costituirono una delle Cinque tribù civili (così chiamate perchè dotate di un sistema di governo simile a quello statale).

I Creek, che erano agricoltori, abitavano in villaggi spesso situati sulle rive di fiumi o torrenti (in inglese “creeks”: da qui ne deriva il loro nome).

Le abitazioni erano capanne di legno ricoperte di argilla e disposte a rettangolo attorno a uno spazio centrale riservato alle cerimonie pubbliche, la principale delle quali era il Busk, l’annuale danza del mais verde. Tradizionalmente, le donne coltivavano il mais, le zucche, i fagioli e altri cereali, mentre gli uomini cacciavano e pescavano. Come molte altre popolazioni, i creek amavano ricoprirsi di tatuaggi e ornamenti.

Sioux

Altra popolazione conosciuta con un nome storpiato dai francesi.

Questa era un insieme di popolazioni, che a differenza delle lingue si differiva in tre gruppi principali: Lakota (Gli Uomini) o Teton, i veri e propri Sioux, abitanti le pianure dell’occidente della nazione Sioux; il gruppo più forte e numeroso. Dakota (o Santee) abitanti ad est della nazione. Nakota (o Yankton e Yanktonai) situati nella zona centrale.

Questi tre gruppi, parlavano dialetti simili del ceppo siouan ed avevano culture affini; anticamente erano divise in sette tribù costituenti i “Sette Fuochi del Consiglio” (Oceti Sakowin).

Storicamente come Sioux vennero identificati i Lakota, a loro volta divisi in sette sottogruppi (Oyate) o “Genti”: Oglala, Sihasapa (Piedi Neri), Itazipcho, Sichangu, Minneconjou, Hunkpapa e Oohenonpa.

Furono dei valorosi guerrieri e cavalieri; grazie a questo loro valore riuscirono a riportare una importante vittoria: insieme agli Arapaho e agli Cheyenne sconfissero ed uccisero il generale Custer sul Little Big Horn.

Ma questo gli costò molto caro. Anche loro furono deportati nelle riserve.

Nez Percé

Nome datogli dai francesi e conosciuti in italiano come “Nasi Forati”, ma in realtà essi sono i “Numipu”; questo era il loro vero nome. Popolazione prevalentemente pacifica, viveva di caccia e pesca (salmone), di raccolta, ma avevano anche un alto senso del commercio, che svilupparono ancor di più con l’utilizzo del cavallo (dai 50 ai 100 cavalli per ogni uomo). Grazie ad essi poterono spingersi fino alle pianure e praticare la caccia al bisonte e quindi intrecciare rapporti e contatti con le tribù delle pianure.

Erano organizzati in piccole bande indipendenti, ciascuna con un proprio capo, riconosciuto.

In seguito ci fù una divisione all’interno dei nasi forati in due gruppi: uno fortemente influenzato dai missionari e dai loro usi e costumi, nonchè religioni…..l’altro gruppo fedele alle proprie tradizioni ma soprattutto alla propria indipendenza. Quest’ultimi erano contro l’uomo bianco e contro le riserve.

Il loro territorio faceva parte di un’area che attualmente comprende il confine di tre stati: Oregon, Idaho, Washington.

Vennero relegati nelle riserve dopo la “Lunga Marcia”

Irochesi

Potente confederazione costituita da cinque gruppi: Mohawk, Onondaga, Cayuga, Oneida e Seneca, conosciuta anche come le Cinque Nazioni. Tra il 1715 e il 1722 venne ammesso anche il gruppo dei Tuscarora, prendendo il nome di Lega delle sei Nazioni. Della famiglia linguistica irochese (alla quale diedero il nome) e dell’area culturale delle foreste orientali, abitavano quindi l’attuale stato di New York.

Gli irochesi avevano un’economia agricola, ma erano anche abili nell’artigianato della ceramica, nella produzione di canestri e stuoie. Di famiglia matriarcale, i clan irochesi avevano dei consigli direttivi, eletti con regole abbastanza democratiche e i delegati potevano essere espulsi dalle donne del loro clan, se la loro condotta non era apprezzata. Poiché non esisteva un capo supremo, le decisioni che riguardavano la lega dovevano essere prese all’unanimità.

Eccellenti guerrieri, furono tra le prime popolazioni a “conoscere” gli europei e di conseguenza le armi da fuoco; queste conoscenze consentì loro di soggiogare quasi tutte le popolazioni dell’area orientale e della costa atlantica.

Essi evitarono le riserve ed i sanguinosi scontri con i coloni perchè emigrarono in Canada, prima che ciò avvenne, oppure ne rimasero fuori, in quanto le loro terre erano già state colonizzate, nei secoli precedenti al 1800.

Seminole

Popolo di lingua muscoghiana e dell’area culturale sudorientale, che abitavano le terre paludose della Florida, mentre una parte della popolazione abitava le terre dell’Oklahoma.

I Seminole facevano parte della confederazione Creek, e si stabilirono in Florida nel XVIII secolo, allora territorio spagnolo.

Venero raggiunti da altri gruppi indiani, ma soprattutto da schiavi neri fuggiaschi che vennero accolti in totale libertà, stringendo un forte sodalizio. Furono separati dalla confederazione Creek quando venne tracciato il confine tra gli Stati Uniti e la Florida.

Oppostisi strenuamente all’esodo forzato imposto dagli Stati Uniti dopo, combatterono le guerre seminole, in parte vincendole; infatti fu l’unica popolazione che riuscì a non farsi trasferire totalmente nel Territorio Indiano e che ancora oggi vive nella loro antica terra, anche se costretti in cinque riserve.

Ben diversa andò per i Seminole dell’Oklahoma, che dovettero rinunciare alla quasi totalità delle loro terre.

Araphao

“Popolo del Sentiero del Bisonte” (Kananavich), tribù di lingua algonchina, abitante le Pianure, erano divisi in due: Arapaho e Hinananeina, tribù del Nord e tribù del Sud. Vissero a stretto contatto i primi con i Sioux, i secondi con i Cheyenne. Questi contatti influenzarono molto le loro tradizioni e la loro lingua. Con l’introduzione del cavallo divennero cacciatori di bisonti e praticarono il nomadismo.

Comanche

Popolo di lingua uto-azteca abitava le Grandi Pianure, dominandone una vasta zona. Erano i cavallerizzi più abili di tutto il popolo indiano, in sella ai loro cavalli preferiti, i pony pinto, che inizialmente predavano agli spagnoli e poi cominciarono ad allevare. Molto combattivi, facevano frequenti incursioni nei territori degli europei e degli altri indiani, con un raggio d’azione che arrivava fino al Messico. Nomadi, vivevano principalmente di caccia al bisonte, abitavano nelle tende tradizionali (Tepee) ed erano organizzati in gruppi patrilineari. Di grande importanza, per la loro religione, erano le esperienze visionarie, che ricercavano in condizioni di isolamento e privazione. Era credenza comune che gli spiriti degli animali favorissero alcuni individui e venissero in loro aiuto, e che spiriti protettivi abitassero le rocce e il tuono.

Modoc

Popolazione di lingua “penutian”, viveva tra la California e l’Oregon. Il nome signfica “Meridionali”. Furono agricoltori e cacciatori, nonché intrecciatori di canestri. Il loro territorio fu invaso dopo la scoperta dell’oro, da migliaia di cercatori d’oro. Opposero una strenua resistenza a questa invasione; vennero sterminati e i 153 sopravvissuti furono confinati nella riserva del Territorio Indiano.

Piedi Neri (Sioux)

Confederazione di tribù del ceppo linguistico algonchino, vivevano nelle pianure settentrionali tra i fiumi Missouri e Saskatchewan. Formati da tre gruppi nomadi, i Siksika (Piedi Neri veri e propri), Kainah e Piegan si spostarono alla ricerca di bufali, nel Montana, dove, acquisito l’uso del cavallo e delle armi da fuoco, giunsero a controllarne un vasto territorio. Furono esperti cavallerizzi, guerrieri e cacciatori di bisonti, i piedi neri erano spesso in guerra con i vicini Cree, Crow e coi lo confratelli Sioux. Dai primi del Novecento sono confinati in varie riserve del Canada e in Montana. Essi vivevano in villaggi di Tepee, che potevano spostare facilmente nei loro trasferimenti. Le numerose bande di cui erano costituiti si riunivano in estate per cerimonie sociali e religiose. Erano poligami e questo consentiva a un guerriero ricco di avere molte mogli.

Ho qui riportato solo alcune (forse le maggiori e più conosciute) tra le innumerevoli tribù indiane del Nord America allora esistenti; per motivi di spazio ora mi limiterò ad elencare le altre, quelle che mi vengono in mente: Oglala (Sioux), Santee (Dakota Sioux), Kiowa, Missouri, Pawnee, Wichita, Osage, Kansa, Pueblo, Opi, Omaha, Ponca, Teton, Arikara, Mandan, Crow, Piegan, Gros Ventre, Yanktonai (Nakota Sioux), Yankton (Nakota Sioux), Hidatsa, Paiute, Shosoni, Hunkpapa (Sioux), Minneconjou (Sioux), Brulé (Sioux), Paiute, Shawnee, Wiandot, Seneca, Delaware, Kickapoo, Ojibway, Illinois, Iowa, Onondaga, Peoria, Quapaw, Ottawa, Sauk, Fox, Potawatomi, Uroni, Chickasaw, Miami, Choctaw, Ottawa, Mohawk, Menominee, Pokanoket, Pequot, Spokane, Winnebago, Narraganset, Mimbreno (Apache) e tante, tante altre tribù, oggi scomparse.

**Grazie a Robbi su Tiscaliweb per questa fantastica raccolta in sintesi di quasi tutte le maggiori tribù indoamericane…**

Ed un amico ha seppellito l’ascia…

•2 settembre 2009 • 1 commento

greatspirit

Il sito indianimaricani.it ha terminato il suo viaggio…dopo anni di permanenza online….ha chiuso i battenti…davvero ne sono molto rammaricato,e come me di sicuro lo sono in molti, visto che era un punto di riferimento per tanti che come me amano la cultura e la spiritualità dei Nativi, ma ognuno fa le sue scelte…se ritornerai indietro ci ritroverai qui pronti ad esserti vicino…

Nel frattempo ti auguro un buon viaggio ed una buona vita Amico Mark…

Namasté fratello

Manifesto dei diritti della terra

•23 agosto 2009 • 2 commenti

indiani020

Gli indiani d’America vivevano riuniti in tribù in ambienti diversi: praterie, montagne, lungo i fiumi e i laghi: erano spesso nomadi e dediti alla caccia e alla pesca. Ebbero i primi contatti con gli Europei dopo che iniziarono le migrazioni di inglesi nel continente americano. A poco a poco il numero dei bianchi aumentò sempre più costringendoli a ritirarsi in zone sempre più ristrette, per i massacri che subivano ad opera degli invasori, fino ad essere confinati nelle riserve. Ma questo non impedì all’uomo bianco di continuare a sterminarli fino alla quasi estinzione. Difatti attualmente i nativi d’ America sono circa 500 mila.

Questa lettera fu scritta dal capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce.

Il documento qui integralmente riprodotto è senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia dell’uomo col creato ed esprime la ricchezza universale dei “popoli nativi”, dei veri “indigeni” di ogni luogo della terra ed è la risposta che il Capo Tribù di Duwamish inviò al Presidente degli Stati Uniti che chiedeva di acquistare la terra dei Pellerossa.

“Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.

Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?

Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.

Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.

IL suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.

Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.

Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?

Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.

L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.

Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.

Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate.

Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.

I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.

Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.

Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.

Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.

Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!”

Capriolo Zoppo, 1854

E da qui iniziamo

•23 agosto 2009 • 1 commento

Iniziamo a parlare di cultura indiana, come primo post vi metto una mia recenzione ad un libro che ho trovato molto interessante.
ritallacreaz
RITORNO ALLA CREAZIONE

Manuale di sopravvivenza spirituale per sognatori pratici

La storia, le tradizioni e le profezie dei Wampanoag e di altri popoli nativi prendono così nuova vita, esprimendo i più universali valori umani e offrendo soluzioni pratiche ai problemi che attanagliano uomini e donne di ogni età, cultura e classe sociale.

Manitonquat ( il cui nome significa ”Storia della medicina”, cioè sacra, che guarisce, e che glia amici chiamano affettuosamente “Story” ) è un vecchio, incorreggibile idealista che non ha mai abbandonato la propria visione. Raccontastorie, insegnante, consigliere tribale e custode della conoscenza tradizionale, è leader spirituale della nazione Wampanoag del Massachusetts – Assonet Band, la tribù che nel seicento accolse e sfamò i pellegrini puritani del Mayflower per poi venirne massacrata nei decenni a seguire. Già membro del North American Indian Spiritual Unity Movement, dell’Association for Humanistic Psichology e co-fondatore del Tribal Healing Council, conduce programmi di riabilitazione e cerimonie per i detenuti di diverse carceri statunitensi. Da oltre vent’anni tiene seminari e conferenze in Europa e Nord America

Questo è un libro con un sapore antico. Quell’antico che solo un popolo con antiche tradizioni sa davvero dare.

Scritto parlando direttamente al lettore nello stile della narrazione orale, visto che i popoli tribali da sempre non hanno una tradizione scritta. Ritorno alla creazione è un vero e proprio viaggio che, capitolo dopo capitolo affronta tematiche attuali con l’armonia e la semplicità che solo un nativo, con la sua esperienza di vita può fare.

Affronta i temi più disparati, come l’educazione dei bambini, il rapporto con gli anziani, cosa significa essere uomini ed essere donne,l’espressione di sé, la creatività, il sogno di un altro mondo possibile…Temi come il potere, la guerra, il comando, l’arte e l’amore,vengono analizzati dal punto di vista dei popoli tribali di tutto il mondo, contrapponendoli a ciò che avviene invece nel mondo occidentale. Molte delle sue idee potrebbero sembrare utopistiche; Manitonquat porta a proprio sostegno l’esperienza millenaria di pratiche sociali e tribali che hanno funzionato alla perfezione sino all’arrivo degli europei, delle loro malattie, del loro concetto di peccato, gerarchia, governo, controllo mascherato da libertà, oligarchia spacciata per democrazia.

Il suo punto di vista è lo stesso di ogni popolo tribale della terra, dagli Zulu sudafricani agli Aborigeni australiani, dai popoli della Siberia ai Sami della Lapponia.

La proposta di Manitonquat è antica quanto la terra stessa….

Per chi non ha potuto leggerlo quet’estate sotto la mia firma e per chi lo ha letto, ma solo di sfuggita, posto un brano tratto dal libro di Manitonquat che mi ha particolarmente colpito e che è, secondo me, la base della sua vita spirituale…

Sono anonimo

non mi si deve nominare

non sono che un raccontastorie

un custode dei misteri e della sapienza,

della saggezza e degl’insegnamenti degli Antichi.

Minatou delle tradizioni del popolo.

Avvicinati intorno al fuoco

e sentirai la mia storia.

Sono anonimo

non mi si deve nominare

Cantore,sognatore,visionario,ciarlatano

amante,padre,fratello,figlio.

La mia storia iniziò quando fu creato il fuoco

Superai il grande diluvio con la nostra nazione

Portandomi dietro il consiglio del Lupo

Recando i segreti del Gufo

Sono anonimo

Non mi si deve nominare

Sono il viaggiatore e il sentiero,

Sono il Puma e la sua preda,

Sono la larva che attende l’Avvoltoio,

Sono il respiro delle stelle

Sono sterco,sono cenere,sono polvere,sono calce

Sono l’uccello senza testa del tempo

Dì che sono movimento,estasi

Caro ascoltatore straniero,la mia voce è tua

Ascolta la tua anima,poiché siamo uno

Siamo anonimi

Non dobbiamo essere nominati

Avvicinati intorno al fuoco

Parliamo dei sogni della nostra gente

Raccontiamo le storie d’amore e desiderio

E cantiamo per coloro che devono ancora nascere…

“Non possiamo ricreare le condizioni del passato, e ben pochi sarebbero disposti a farlo. Ma il valore spirituale delle antiche tradizioni resta forte ancora oggi, mentre le basi spirituali della società moderna sono deboli e distruttive.

E allora la domanda è: come possiamo usare la conoscenza tribale universale nel mondo globalizzato?”

“Un altro mondo è possibile, ma per farlo bisogna ricominciare dall’inizio. È necessario un Ritorno alla Creazione.”

 
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